"New York. New York". Stasera. Cineteatro.
Inizia il film. Non mi aspetto niente. Del film non conosco niente se non la canzone che dà il nome al lungometraggio.
Della trama non dirò niente, ma può darsi che qualche dettaglio trapeli.
Il film è finito da mezz'ora ed io sto ancora sorridendo. Su di giri. Così mi sento.
Fin dall'inizio ci accompagna un tripudio di colori caldi. Questo film è così potente dal punti di vista visivo che ogni immagine è poetica. Vorresti averla pensata tu. Avresti voluto occupare tu, nel '77, la sedia con su scritto "Director".
Ma rimani lo stesso contento. E appagato.
Robert De Niro è un mito vivente. Anzi, è diventato un mito vivendo. Recitando. Non c'è bisogno che muoia perchè diventi Storia. E' già Storia.
Liza Minnelli non mi ha convinto da subito. Non è una grandissima attrice. Ha difficoltà a recitare. Questo, però, sul palco non accade. Si trasforma. Il suo corpo parla e trasmette emozioni. La voce, non in presa diretta, ti arriva, lo stesso. E così accade che la ami.
Il terzo protagonista è la musica. Scusate...intendo la Musica! Ci sono fiati magici e ottoni scintillanti, le superfici dei quali ci rimandano ad una nuova visione del mondo, sicuramente più onesto nella sua distorsione.
Ogni tanto le immagini saltano. Non riesco a capire se è un effetto voluto da Scorsese, se la pellicola col tempo si è deperita o se ancora è un problema della "pizza" giunta al nostro cinema. So solo che questo effetto non è niente male. Comincia a piacermi, piano piano, questi piccoli intervalli di sfasamento.
Domani aggiungerò qualche altra frase. Per ora non riesco, a parole, a dire di più.
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